Pubblicazione in inglese / English-language article
The Impact of E-Health on Privacy and Fundamental Rights: From Confidentiality to Data Protection Regulation
L’impatto dell’e-health sulla privacy e sui diritti fondamentali: dalla riservatezza alla disciplina della protezione dei dati
Citazione italiana
F. Cirillo, The Impact of E-Health on Privacy and Fundamental Rights: From Confidentiality to Data Protection Regulation , in European Journal of Privacy Law & Technologies, 2, 2019, pp. 95–106.
Chicago style
Cirillo, Francesco. “The Impact of E-Health on Privacy and Fundamental Rights: From Confidentiality to Data Protection Regulation.” European Journal of Privacy Law & Technologies 2 (2019): 95–106.
Abstract
Il contributo affronta alcune questioni rilevanti riguardanti la salute e la privacy nel panorama dell’e-health. Il progresso scientifico si fonda sempre più su forme pervasive di trattamento dei dati sanitari. La privacy, inizialmente ricostruita come tutela della vita privata, si è trasformata negli ultimi decenni nella protezione del flusso delle informazioni personali nell’ambiente digitale.
Il GDPR ha introdotto un nuovo approccio, affidando una parte della regolamentazione anche a strumenti di soft law. Il consenso assume un ruolo diverso e più debole. Condivisione dei dati, ricerca scientifica, assistenza sanitaria e protezione della riservatezza risultano legate da una connessione sempre più intensa.
In questo quadro, la deontologia professionale e l’autoregolamentazione privata assumono una funzione di garanzia nel bilanciamento tra salute e privacy. Alla comunità scientifica viene inoltre affidato il compito di individuare i limiti della propria attività e di custodire un equilibrio problematico tra valori progressivamente trasformati dall’innovazione tecnologica.
Traduzione italiana dell’abstract originale inglese.
Abstract esteso
Il contributo esamina l’impatto dell’e-health sui concetti giuridici di privacy, salute e assistenza sanitaria. Le nuove tecnologie biomediche e digitali non si limitano a rendere più efficiente la cura, ma modificano l’oggetto stesso della medicina. La terapia non coincide più soltanto con la rimozione di una patologia o con il ripristino di una condizione precedente, ma può estendersi alla prevenzione, al monitoraggio continuo e al potenziamento delle condizioni umane.
L’impiego dei big data e dell’intelligenza artificiale rende possibile la costruzione di sistemi capaci di registrare informazioni sanitarie, genetiche e comportamentali, confrontarle con i dati di popolazioni più ampie e formulare valutazioni personalizzate del rischio. In questo scenario, persone prive di una patologia diagnosticata possono essere sottoposte a una continua attività di misurazione, previsione e controllo.
Questa trasformazione rende instabile la stessa nozione di salute. Il diritto costituzionale distingue tradizionalmente tra libertà di scegliere o rifiutare un trattamento e diritto a ricevere prestazioni sanitarie. A queste due dimensioni corrispondono due possibili significati della salute: la condizione fisica e psichica nella quale la persona si trova e l’obiettivo futuro verso il quale l’attività terapeutica tende.
L’e-health accentua questa seconda dimensione. La salute diventa un risultato potenziale, progressivamente costruito attraverso il trattamento dei dati, l’analisi statistica e l’intervento tecnologico. La distinzione tra persona sana e persona malata, così come quella tra terapia e potenziamento, tende pertanto a perdere parte della propria nettezza.
Parallelamente cambia il significato della privacy. Nel modello tradizionale del rapporto medico-paziente, la tutela della riservatezza era affidata soprattutto al segreto professionale. Nel nuovo modello, l’assistenza sanitaria si svolge entro organizzazioni complesse e coinvolge medici, strutture, banche dati, applicazioni, sistemi automatizzati e altri soggetti pubblici e privati.
La protezione non può quindi limitarsi al divieto di divulgazione delle informazioni. Deve governare la raccolta, la circolazione, la combinazione e il riutilizzo dei dati. L’intelligenza artificiale può assumere il ruolo di un terzo attore nella relazione terapeutica, contribuendo alla diagnosi e alla scelta clinica attraverso valutazioni che possono risultare difficili da comprendere o contestare.
Nel GDPR, il trattamento dei dati sanitari per finalità mediche può trovare una base giuridica autonoma rispetto al consenso dell’interessato. Il consenso al trattamento dei dati non scompare, ma non costituisce più il fondamento esclusivo della liceità. Nel rapporto terapeutico, la gestione delle informazioni diventa una componente necessaria dell’attività sanitaria e viene ricondotta al più ampio consenso informato alla cura.
Questo cambiamento accresce il ruolo della responsabilizzazione degli operatori. La deontologia professionale non coincide più soltanto con l’obbligo passivo di mantenere il segreto, ma richiede condotte attive: valutazione dei rischi, adozione di misure tecniche e organizzative, controllo degli accessi, protezione fin dalla progettazione e rispetto delle regole relative alla sicurezza del trattamento.
Codici di condotta, linee guida e altri strumenti di autoregolamentazione acquisiscono così una funzione normativa. L’articolo evidenzia tuttavia i rischi di questo spostamento. Le imprese private, le comunità professionali e gli sviluppatori non possono essere considerati gli unici soggetti competenti a definire il bilanciamento tra salute, riservatezza, libertà scientifica, iniziativa economica ed eguaglianza.
Anche gli appelli alla trasparenza e alla tecnologia incentrata sulla persona richiedono cautela. La trasparenza può entrare in conflitto con la proprietà intellettuale, mentre l’anonimizzazione può essere insufficiente quando la combinazione di più dati consente di identificare nuovamente una persona. Ne deriva un possibile paradosso: la vita privata del paziente diventa conoscibile, mentre il sistema che la analizza rimane opaco.
Il richiamo a una tecnologia rispettosa dei diritti fondamentali rischia inoltre di presupporre una loro armonia inesistente. Privacy, salute, ricerca scientifica, concorrenza e non discriminazione possono entrare in conflitto. Non è quindi sufficiente tradurre genericamente questi valori in istruzioni rivolte ai programmatori: occorrono autentiche scelte istituzionali e operazioni di bilanciamento.
Il contributo conclude escludendo che la regolamentazione possa essere affidata esclusivamente alla legge, ai giudici o all’autoregolamentazione privata. La costruzione di un nuovo nomos dello spazio digitale richiede la collaborazione tra istituzioni pubbliche, giuristi, professionisti sanitari, informatici, bioeticisti e comunità scientifica, al fine di trasformare principi generali in modelli tecnici e organizzativi concretamente applicabili.
Abstract esteso redazionale elaborato per il sito.
Parole chiave: privacy; salute; e-health; dati sanitari; GDPR; consenso informato; intelligenza artificiale; big data; deep learning; deontologia; riservatezza; diritti fondamentali; diritto costituzionale.
Abstract
This paper aims to address some of the relevant issues of health and privacy within the e-health landscape. Scientific progress is actively developing pervasive processing of health data. Once considered as the protection of private life, in the last decades, the concept of privacy has evolved. Its main feature is now the protection of the flow of personal information in the digital world.
The GDPR has introduced a new approach that also entrusts some soft-law instruments. The principle of consent has now a different and weaker role. Data sharing, scientific research, healthcare and privacy are placed in a stronger interconnection.
In this new framework, deontology and private self-regulation are the ultimate warranty of the balance between health and privacy. The scientific community is therefore entrusted to discover its limits and to be the guardian of a problematic balance between values increasingly transfigured by disruptive innovation.
Original abstract, with minor typographical and linguistic adjustments.
Extended abstract
The article examines the impact of e-health on the legal concepts of privacy, health and healthcare. New biomedical and digital technologies do not merely make medical care more efficient; they also transform the object of medicine. Therapy is no longer confined to removing disease or restoring a previous condition, but may extend to prevention, continuous monitoring and the enhancement of human conditions.
The use of big data and artificial intelligence makes it possible to build systems capable of recording health, genetic and behavioural information, comparing it with data concerning larger populations and producing personalised risk assessments. Individuals without a diagnosed illness may therefore be subjected to continuous processes of measurement, prediction and control.
This transformation destabilises the concept of health itself. Constitutional law traditionally distinguishes between the freedom to choose or refuse medical treatment and the right to receive healthcare. These dimensions correspond to two possible meanings of health: the physical and psychological condition in which a person currently finds herself, and the future objective towards which therapeutic activity is directed.
E-health strengthens the latter dimension. Health becomes a potential result progressively constructed through data processing, statistical analysis and technological intervention. The distinction between healthy and ill persons, as well as the distinction between therapy and enhancement, consequently becomes less clear.
At the same time, the meaning of privacy changes. Within the traditional doctor-patient relationship, confidentiality was protected primarily through professional secrecy. In the new model, healthcare is delivered through complex organisations involving physicians, institutions, databases, applications, automated systems and multiple public and private actors.
Protection can therefore no longer be reduced to a duty not to disclose information. It must regulate the collection, circulation, combination and reuse of data. Artificial intelligence may become a third actor in the therapeutic relationship, supporting diagnosis and clinical decisions through assessments that may be difficult to understand or contest.
Under the GDPR, the processing of health data for medical purposes may have a legal basis independent of the data subject’s consent. Consent does not disappear, but it is no longer the exclusive foundation of lawfulness. Within the therapeutic relationship, information processing becomes a necessary component of healthcare and is connected with the broader informed consent to medical treatment.
This shift increases the importance of accountability. Professional ethics no longer consists only of the passive duty to maintain secrecy. It requires active conduct, including risk assessment, technical and organisational safeguards, access control, data protection by design and compliance with processing-security requirements.
Codes of conduct, guidelines and other instruments of self-regulation consequently acquire a regulatory function. The article nevertheless highlights the risks of this development. Private companies, professional communities and software developers cannot be regarded as the only actors entitled to determine the balance between health, privacy, scientific freedom, economic initiative and equality.
Appeals to transparency and human-centred technology also require caution. Transparency may conflict with intellectual property, while anonymisation may be ineffective when the combination of different datasets permits re-identification. A paradox may therefore emerge: the patient’s private life becomes transparent, while the system that analyses it remains opaque.
The call for technology respectful of fundamental rights may also presuppose a harmony among those rights that does not exist. Privacy, health, scientific research, competition and non-discrimination may conflict. It is not sufficient to translate these values into generic instructions for programmers; genuine institutional choices and balancing operations remain necessary.
The article concludes that regulation cannot be entrusted exclusively to legislation, courts or private self-regulation. The construction of a new nomos of digital space requires cooperation among public institutions, lawyers, healthcare professionals, computer scientists, bioethicists and the scientific community, with the aim of translating general principles into concrete technical and organisational models.
Editorial extended abstract prepared for this website.
Keywords: privacy; health; e-health; health data; GDPR; informed consent; artificial intelligence; big data; deep learning; deontology; confidentiality; fundamental rights; constitutional law.