Saggio critico / Review essay
Enrico FERRI y Giuseppe CRICENTI. Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani , Epílogo de Mauro Barberis, Fuorilinea, Monterotondo 2023, 133 pp.
A critical essay on Enrico Ferri and Giuseppe Cricenti, Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani , with an epilogue by Mauro Barberis.
Citazione italiana
F. Cirillo, Enrico FERRI y Giuseppe CRICENTI. Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani, Epílogo de Mauro Barberis, Fuorilinea, Monterotondo 2023, 133 pp. , in Derechos y Libertades. Revista de Filosofía del Derecho y derechos humanos, 51, 2024, pp. 389–400, DOI: 10.20318/dyl.2024.8595.
Chicago style
Cirillo, Francesco. “Enrico FERRI y Giuseppe CRICENTI. Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani , Epílogo de Mauro Barberis, Fuorilinea, Monterotondo 2023, 133 pp.” Derechos y Libertades. Revista de Filosofía del Derecho y derechos humanos 51 (2024): 389–400. DOI: 10.20318/dyl.2024.8595.
Abstract
Il contributo, pubblicato nella sezione Recensiones ma sviluppato nella forma di un saggio critico, esamina il volume Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani di Enrico Ferri e Giuseppe Cricenti, con epilogo di Mauro Barberis. Il libro prende le mosse dalla sentenza n. 24414 del 2021 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, relativa alla sanzione disciplinare inflitta a un docente che rimuoveva il crocifisso dall’aula durante le proprie lezioni.
Il saggio ricostruisce criticamente gli argomenti attraverso i quali la giurisprudenza italiana ha cercato di conciliare l’esposizione del crocifisso con il principio costituzionale di laicità. Il simbolo viene descritto, alternativamente, come passivo e privo di capacità coercitiva, come espressione di valori universali, come componente della tradizione nazionale e come elemento del patrimonio culturale italiano. Queste qualificazioni producono una narrazione instabile: il crocifisso sarebbe al tempo stesso silenzioso e carico di significati, confessionale e civile, particolare e universale.
La critica storica sviluppata da Ferri mostra come la rappresentazione irenica del cristianesimo adottata dai giudici dipenda da una ricostruzione selettiva della tradizione. Il pluralismo religioso e la libertà di coscienza non possono essere subordinati all’attribuzione di valori asseritamente universali a una religione particolare. La natura divisiva del simbolo emerge, del resto, dagli stessi conflitti giudiziari generati dalla sua esposizione.
Sul piano giuridico, il contributo segue l’analisi di Cricenti delle finzioni presenti nella motivazione della Cassazione: la reinterpretazione evolutiva del regolamento del 1924, la trasformazione dell’obbligo di esposizione in una facoltà della comunità scolastica e il ricorso all’accomodamento ragionevole. Quest’ultimo non viene impiegato come limite alla misura istituzionale che interferisce con la libertà di coscienza, ma come strumento per ridimensionare la pretesa del soggetto che domanda tutela. La proporzionalità rischia così di essere rovesciata: non è il potere pubblico a dover giustificare la propria scelta, ma il diritto individuale a dover dimostrare di meritare protezione.
La parte conclusiva esamina la posizione ambigua della laicità nell’ordinamento italiano. Sebbene la Corte costituzionale la definisca come principio supremo e come elemento della forma di Stato, la giurisprudenza tende talvolta a trattarla come una delle diverse opzioni culturali presenti nello spazio pubblico. La laicità, invece, non è una convinzione concorrente con quelle religiose: definisce la posizione delle istituzioni nei confronti del fenomeno religioso e impone imparzialità ed equidistanza. La difficoltà del principio a orientare effettivamente le decisioni pubbliche suggerisce che la sua realizzazione rimanga, nell’esperienza italiana, ancora incompleta.
Abstract redazionale elaborato per il sito. Il contributo è stato pubblicato in lingua spagnola.
Parole chiave: laicità; crocifisso; scuola pubblica; simboli religiosi; libertà di coscienza; giurisprudenza italiana; accomodamento ragionevole; proporzionalità.
Abstract
The contribution, published in the journal’s Recensiones section but developed as a critical essay, examines Alla ricerca della laicità perduta. Il crocifisso laico dei giudici italiani by Enrico Ferri and Giuseppe Cricenti, with an epilogue by Mauro Barberis. The book takes as its starting point Judgment No. 24414 of 2021 of the Joint Divisions of the Italian Court of Cassation, concerning the disciplinary sanction imposed on a teacher who removed the crucifix from the classroom during his lessons.
The essay critically reconstructs the arguments through which Italian courts have attempted to reconcile the display of the crucifix with the constitutional principle of secularism. The symbol is alternatively described as passive and incapable of coercion, as an expression of universal values, as a component of national tradition, and as part of Italy’s cultural heritage. These characterisations produce an unstable narrative: the crucifix is presented as both silent and communicative, confessional and civic, particular and universal.
Ferri’s historical critique shows how the conciliatory representation of Christianity adopted by the courts depends on a selective reconstruction of tradition. Religious pluralism and freedom of conscience cannot be made dependent on the attribution of supposedly universal values to a particular religion. The divisive character of the symbol is, moreover, demonstrated by the judicial conflicts generated by its display.
From a legal perspective, the contribution follows Cricenti’s analysis of the fictions underlying the Court of Cassation’s reasoning: the evolutionary reinterpretation of the 1924 regulation, the transformation of a duty to display the crucifix into a discretionary choice of the school community, and the use of reasonable accommodation. Accommodation is not employed as a limit on an institutional measure interfering with freedom of conscience, but as a device for restricting the claim of the person seeking protection. Proportionality is thereby reversed: instead of the public authority having to justify its interference, the individual right must demonstrate that it deserves protection.
The final section addresses the ambiguous status of secularism within the Italian legal order. Although the Constitutional Court defines it as a supreme principle and as an element of the constitutional form of the state, judicial reasoning sometimes treats secularism as merely one cultural position among others. Secularism, however, is not a belief competing with religious convictions. It defines the position of public institutions towards religion and requires impartiality and equal distance. Its persistent difficulty in shaping public decisions suggests that its implementation in the Italian legal system remains incomplete.
Editorial abstract prepared for this website. The contribution was originally published in Spanish.
Keywords: secularism; crucifix; public schools; religious symbols; freedom of conscience; Italian case law; reasonable accommodation; proportionality.